Studio Luce ✨
Studio Luce ✨
Art direction studio based in Milan. Founded by Valentina Monari.

Omar Sartor

 

Omar Sartor è un fotografo e regista italiano basato a Milano e Londra, che lavora con clienti provenienti dal mondo dell'interior design, architettura e moda.

 
 
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Omar Sartor

Un trittico digitale

 

Un arco di tempo di pochi secondi è il brevissimo tempo di attenzione per elaborare ciò l'osservatore sta guardando, per decidere se è interessato ad approfondirlo. Pochi istanti devono quindi essere sufficienti a comunicare in modo chiaro il proprio messaggio e a stimolare l'altro ad avvicinarsi, per conoscere la propria visione.

Omar Sartor è un professionista che abbraccia diverse discipline visive, dalla fotografia ai film, operando sia a livello commerciale che attraverso progetti indipendenti, generati dalla sua ricerca personale.

Come coniugare le differenti professionalità di Omar in un unico sito, che racconti in modo immediato la complessità e coerenza del suo lavoro / identità?

 
 
 
 
 

Concept

Per mantenere la coerenza in un sito così complesso, si è lavorato unitamente alla struttura, alla tipografia, e all'editing delle immagini.

Struttura

Il sito presenta in homepage tre categorie distinte: Fotografia, Film e Progetti. Le tre sezioni al loro interno hanno la stessa impostazione: scelta la categoria, si apre un mosaico di immagini che permettono l'accesso ai singoli progetti. Scrollando verso il basso la pagina, si ritorna nuovamente alla homepage.

Questa veloce overview permette di visitare velocemente le sezioni, per decidere in un secondo momento su cosa soffermarsi.

Altri accorgimenti mirano alla fluidità del percorso. Nella sezione Film, il mosaico di anteprime permette di scegliere e vedere immediatamente a schermo intero il video – e di andare direttamente al successivo.

Nelle sezioni Foto e Progetti, selezionando l'immagine di anteprima, si accede al singolo progetto; le immagini della gallery sono grandi e lo scorrimento è verticale. Alla fine della pagina, grazie ad un sommario, si può scegliere di andare immediatamente al progetto successivo oppure di tornare alle tre sezioni.

E' un invito a perdersi, a contemplare le immagini lasciandosi guidare dalle forme, colori e texture che attirano lo sguardo.

 

Tipografia

Per mantenere una coerenza anche di forma, il sito è stato composto tutto con lo stesso font, il Proxima Nova. Lavorando con le sue varianti di peso e larghezza si crea ritmo e una chiara gerarchia dei contenuti, che guidi lo sguardo del visitatore.

[ Per la Brand Image di Omar Sartor si è già lavorato in precedenza in questa direzione nei diversi progetti (portfolio fotografici, mostre ed eventi) usando unicamente l'Avenir nelle sue diverse varianti, dal light al bold, fino al condensed. Per il sito, all'Avenir si è sostituito il Proxima nova, font molto vicino alla prima scelta e che mantiene un'ottima leggibilità nel digitale.]

Immagini

Per mantenere una fluidità che fosse anche visiva, si è lavorato sull'editing delle immagini, in modo da creare armonie cromatiche nell'accostamento delle sezioni in homepage e nel mosaico dei progetti fotografici e video.

In alto a destra si trovano le informazioni di contatto e il link ai social network. La sezione Journal è pensata per condividere le notizie del momento (annunci di opening di mostre, nuovi progetti in corso).

 

www.omarsartor.com

 
 
 

Sezione video

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Sezione Fotografia

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Omar Sartor 

Portfolio

Il luogo naturale per una fotografia è il Libro sostiene Xxxx, e noi non possiamo che essere più d'accordo. 

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Omar Sartor

Portfolio fotografici

 

Nonostante l'omni-comprensiva presenza delle immagini nel digitale, le fotografie continuano ad essere apprezzate e valorizzate in modo migliore su carta stampata, per una fruizione più lenta e più profonda.

Il profilo Instagram e il sito web sono ottimi strumenti per una diffusione ad ampio raggio, potenzialmente capillare, del proprio lavoro – si pensi ad una vicinanza e contatto che trascende barriere spazio-temporali, oltre la propria nazione o continente e fuso orario – mentre il portfolio cartaceo diventa uno strumento fondamentale nella presentazione di lavori fotografici durante meeting o eventi.

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Concept

Per Omar Sartor è stato progettato un portfolio volto a valorizzare sotto ogni aspetto i suoi progetti fotografici e la sua visione, dalla singola immagine alla narrazione del progetto all'interno di un prodotto editoriale. Per fare questo si è lavorato su struttura e formato del volume, sulla scelta delle carte e sul layout della pagina.

Produrre un portfolio in tavole, fogli singoli, avrebbe offerto una presentazione troppo dispersiva del lavoro.

Per questo, i progetti sono stati raccolti in un volume rilegato, che rendesse evidente il dialogo tra le immagini, esaltando le qualità narrative del lavoro di Omar.

Le dimensioni della pagina sono ampie per offire un'ottima lettura delle immagini, le quali sono disposte a pagina piena o con una abbondante cornice di aria attorno. La carta interna è naturale, di un bianco leggermente avorio,e punteggiata qua e là da residui della sua precedente vita: le immagini non sembrano così galleggiare nel vuoto e, grazie al supporto, acquistano una presenza maggiore.

Il portfolio si apre con l'indice dei progetti. Ogni progetto all'interno del volume è introdotto da una copertina in carta semi-trasparente. I titoli stampati su queste cover, dialogano così con l'immagine che resta comunque sempre libera dal testo.

Il portfolio è stato diviso in due volumi, suddivisi per tema.

 

Specifiche di progetto

Dimensione: formato A3, 297 x 420 mm
Carta uso mano riciclata, 120 gr.
Carta da lucido, 90 gr.
Cartoncino 300 gr.
Stampa laser in bianca e volta

 

Portfolio Architettura & interior design

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Portfolio moda e still life

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Omar Sartor 

Publishing

Il luogo naturale per una fotografia è il Libro sostiene Xxxx, e noi non possiamo che essere più d'accordo. 

 
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Omar Sartor

Ossa
(Attraverso la pietra, nel vento)

 
A volte camminando nella foresta perdevo le sue orme
ma se ascoltavo attentamente
sentivo solo il rumore del vento.

Oggetti catalogati, uniti a dettagli di paesaggi più emotivi che descrittivi, raccontano di una persona che non esiste più.

 
 
 
 
 

IL progetto

Il libro è stato suddiviso in due sezioni, ognuna delle quali caratterizzata dal materiale degli oggetti. Ogni oggetto è definito solo da un numero in una narrazione tassonomica ed equilibrata, interrotta nel mezzo da una foresta – le fronte degli alberi in movimento disturbano, interrompendo bruscamente la storia.

È tutto parte della stessa persona. Gli oggetti parlano di un uomo, un cacciatore, la vita quotidiana, le abitudini, i luoghi che gli sono appartenuti.

Il libro è un ritratto fatto di tanti echi, in cui emerge il valore della fotografia che, a differenza della parola, suggerisce senza identificare in modo univoco.

Il layout è ridotto al minimo, posato nel raccontare gli oggetti e prepotente nel descrivere il paesaggio ventoso in una serie di pagine piene.

Ossa – è la struttura, ciò che c'è sotto.

 

 
 
 
 
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Omar Sartor

Alpha n° 1

 

Diorama Magazine nel suo secondo volume dal tema Strato, ospita tra le sue pagine il progetto fotografico di Omar Sartor, Alpha n^ 1. Il progetto è presentato come inserto di 8 pagine + allegato, in copie numerate.

Com'è raccontare un'esperienza e un territorio diverso, alieno, che non è percepibile in quanto mai stato vissuto da un essere umano?

 
 
 
 

Il progetto

Il progetto ha come riferimento l'opera Solaris di Stanislaw Lem, una riflessione sull’Esistenza: un Inno alla tragicità dell’imperfezione dell’apparato conoscitivo umano.

Il concept si lega alla stratificazione dei livelli di conoscenza e alla difficoltà di stabilire un Contatto, percepire e raccontare qualcosa al di fuori della concezione puramente Umana.

Le parole dell'astronauta Berton, il rapporto della sua esperienza su Solaris, galleggiano scomposti e instabili su diversi strati di carta sovrapposti. Il paesaggio è indefinibile, scomposto anch'esso su diversi livelli, non chiaro se si tratti di uno spazio liquido, gassoso o solido.

 

 

Omar Sartor 

Exhibitions

Il luogo naturale per una fotografia è il Libro sostiene Xxxx, e noi non possiamo che essere più d'accordo. 

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Omar Sartor

Along the Pipeline

 

La mostra fotografica rappresenta l'occasione in cui mettere in scena un progetto e portare l'artista in contatto diretto con il suo pubblico, per provocare una riflessione, creare domande, o identificazione.

Lo scopo è portare lo spettatore a immergersi in uno spazio dove il pensiero è manifestato attraverso le immagini, solo apparentemente più delicate e meno dirette della parola, e lasciarsi guidare dalle sensazioni.

A differenza dello spazio bidimensionale e a senso unico del libro, varcando l'ingresso della sala e vagando da una stampa all'altra, avvicinandosi per cogliere i dettagli e allontanandosi per apprezzare l'insieme, ci si immerge completamente, – dalla testa ai piedi – nella storia.

La comunicazione e l'allestimento sono tese a rendere totale l'esperienza dell'osservatore.

Il progetto Along the pipeline racconta di un viaggio lungo l’oleodotto che attraversa lo stato dell’Alaska da nord a sud, inducendo a riflettere sugli interventi dell'uomo e le conseguenti modifiche apportate al paesaggio.

Il progetto è stato ospitato in diverse gallerie e sedi espositive.

Come mantenere la consistenza della narrazione nelle diverse gallerie, e la comunicazione del progetto coerente, declinata a seconda degli eventi e dei diversi Paesi?

 

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Comunicazione 

Gli eventi sono stati comunicati attraverso inviti digitali e stampati, e post su social network.

Sono state stampate locandine illustrative del progetto a disposizione degli invitati all’inaugurazione. Unitamente all'artista, è stato curato l’allestimento in diverse sedi espositive a Reggio Emilia, Arezzo e Tokyo.

Materiale di comunicazione:
- Post su social network + teaser; 
- Inviti digitali e cartacei;
- Locandine della mostra da appendere in città. 

Per la comunicazione interna dell'evento invece sono sati prodotti: 
- Poster della mostra; 
- Pannelli con statement del progetto e didascalie;
- Biglietti da visita.

Post instagram e Facebook

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Poster @Fotografia Europea, Reggio Emilia 

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Invito @Yoyogi art gallery, Tokyo

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Allestimento

Il progetto ha girato diversi sedi espositive, con dimensioni e in luoghi diversi. Per ognuna è stato studiato un allestimento ad hoc.

 

 Fotografia Europea, Sede ACI, Reggio Emilia.

Lo spazio è costituito da un'ampia sala quadrata, caratterizzata da tre lunghe pareti bianche dove appendere le opere e la quarta parete, dove c'è l'ingresso, interamente coperta da ampie vetrate.

L'allestimento della sala espositiva è stato progettato in modo che all'ingresso spiccasse alla vista il dittico con l'oleodotto, posto in fondo la parete opposta. Una scelta voluta per dare al pubblico un'anteprima di ciò che lo aspetta.

Nella parete a sinistra, lo sguardo viene catturato dal pannello con lo statement, che guida il pubblico a compiere un percorso in senso orario per la lettura delle opere.

Su un piano posto al centro della sala, a libera disposizione del pubblico, sono adagiate diverse locandine in grande formato con in bianca una tra le foto iconiche esposta in mostra, e in volta una spiegazione più approfondita del progetto.

 

Galleria Imago, Arezzo.

La galleria è costituita da due sale, una piccola all'ingresso e una seconda che si sviluppa a L.

Nella prima sono state collocate due immagini e lo statement, per cui la sala diventa uno spazio introduttivo dell'intero progetto. Varcando la soglia si prosegue nella seconda sala, dove le immagini scandiscono lo spazio attirando lo sguardo dell'osservatore, fino a portarlo all'estremo dello spazio – dove la ricerca si completa con un'immagine iconica del progetto.

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Yoyogi Art Gallery, Tokyo

La galleria si trova nel quartiere di Harajuku, a Tokyo. Lo spazio, costituito da tre pareti sfruttabili e da un lato con vetrate affacciato sulla vivace strada pedonale del quartiere, è più piccolo rispetto a quello a disposizione nelle precedenti gallerie europee, rendendo necessaria la selezione delle stampe e l'eliminazione di un'immagine dall'esposizione.

Le immagini sono state distribuite nelle tre pareti pensando anche all'impressione della visuale dall'esterno visto che lo spazio, grazie alla vetrina e all'illuminazione notturna, è visibile dalla strada su cui affaccia.

Per l'inaugurazione sono stati predisposti piccoli parallelepipedi al centro della stanza a disposizione degli ospiti, mentre all'ingresso si trovano le locandine della mostra.

 

In tutte e tre le gallerie, una sonorizzazione di vento freddo continuo di sottofondo, registrato in loco in Alaska, completava l'esperienza.

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Omar Sartor

Landshape
(from the serie: Lost in Iceland)

 

Ambientato in Islanda durante una esplorazione in solitaria durata un mese, il progetto è una riflessione sul viaggio e sulla necessità di perdersi, abbandonare i preconcetti e riscoprire nuovi collegamenti tra natura e architettura.

Il brand italiano Fantini in collaborazione con Living ha scelto di abbracciare il concept del progetto di Omar Sartor e di offrire lo spazio del suo nuovo show-room in zona Brera, Milano, per un mese di esposizione.

Per questa occasione, oltre alla progettazione della comunicazione, si è presentata una nuova sfida nell'allestimento: quella di trasformare uno show-room in galleria.

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Allestimento

Lo show-room è costituito da due sale dallo sviluppo rettangolare stretto e allungato.

Lo spazio della prima stanza è percorso quasi totalmente in lunghezza da un grande tavolo che non può essere spostato. La seconda sala non ha pareti in muratura sfruttabili, in quanto costituita da vani in pietra per l'esposizione dei prodotti doccia e rubinetteria Fantini.

Si è dapprima studiato quale avrebbe potuto essere il flusso di fruizione delle opere da parte del pubblico da una sala all'altra, immaginando un'ideale disposizione e distribuzione delle stampe.

Di conseguenza, unitamente con il fotografo, sono state progettate strutture e supporti aggiuntivi, per ampliare lo spazio effettivo di esposizione.

Per la prima sala, è stata creato ad hoc una struttura portante a forma di cavalletto costruita appositamente da porre sul tavolo preesistente, che permettesse di disporre su entrambi i lati le opere, favorendo (a continuità di visione e la dimensione narrativa del progetto.

Nella seconda stanza, le stampe sono state fissate (con dei cavi) al soffitto, e fatte scendere poggiandosi delicatamente alle pareti in pietra.

Studio dimensione delle opere

(Le fotografie da esporre sono state stampate appositamente a misura per lo Spazio Fantini. Lo spazio espositivo lungo e stretto all'interno dello show-room ha infatti reso necessario un accurato studio sulla dimensione delle opere in relazione alla distanza dell'osservatore: immagini sufficientemente grandi da essere viste bene, ma non così tanto da dover fare passi indietro per comprenderle nell'interezza, spostamento invece fattibile in altre gallerie dalle dimensioni più ampie.)

 

Comunicazione

La mostra si apre con un'immagine iconica all'ingresso, e immediatamente a fianco, su un tavolo è predisposto lo statement del progetto; poche righe che delineano il contesto, per una lettura veloce, lasciando allo spettatore la possibilità di un'immersione istintiva nelle immagini.

La locandina progettata per la mostra riportava il dittico iconico del progetto, una riflessione più approfondita, e l'introduzione al fotografo. Durante l'opening/inaugurazione della mostra, è stata inclusa come cadeaux per gli ospiti insieme alla rivista Living e al catalogo Fantini.

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